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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 12/01/2017

All'indirizzo http://responsabilitadeglienti.diritto.it/docs/38942-l-autoriciclaggio-e-i-suoi-effetti-231

Autore: Valerio Silvetti, Partner BLS Compliance

L’autoriciclaggio e i suoi effetti 231

L’autoriciclaggio e i suoi effetti 231

Pubblicato in Diritto penale il 12/01/2017

Autore

50490 Valerio Silvetti, Partner BLS Compliance
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L’autoriciclaggio e i suoi effetti 231 Nel dicembre di due anni fa si concludeva definitivamente l’iter legislativo che portava all’introduzione del reato di autoriciclaggio all’interno del codice penale. È stata, infatti, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 292 del 17 dicembre 2014 la Legge n. 186 del 15 dicembre 2014, recante "Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali  detenuti all´estero nonché per il potenziamento della lotta all´evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”.
 
Aspetti generali
 
L’articolato normativo ha così previsto l’inserimento dell’art. 648-ter.1 nel codice penale, subito dopo i reati di riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. La disposizione, in vigore dal 1° gennaio 2015, prevede:
 
"Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000 a chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l´identificazione della loro provenienza delittuosa.
 
Si applica la pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da euro 2.500 a euro 12.500 se il denaro, i beni o le altre utilità provengono dalla commissione di un delitto
non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni.
 
Si applicano comunque le pene previste dal primo comma se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da un delitto commesso con le condizioni o le finalità di cui all´articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni.
 
Fuori dei casi di cui ai commi precedenti, non sono punibili le condotte per cui il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla mera utilizzazione o al godimento personale.
 
La pena è aumentata quando i fatti sono commessi nell´esercizio di un´attività bancaria o finanziaria o di altra attività professionale.
 
La pena è diminuita fino alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per

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per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l´individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto. 
 
Si applica l’ultimo comma dell´articolo 648”.
 
È sanzionato, dunque, il comportamento di chi abbia commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, provvedendo successivamente alla sostituzione, trasferimento, impiego in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, del denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
 
Il reato è configurabile solo se il trasferimento o il reimpiego delle utilità è avvenuto dopo il 1° gennaio 2015, data di entrata in vigore della legge n. 186/2014, e si prescrive in otto anni (aumentati a dieci con l’interruzione), sia per l’ipotesi base che per quella attenuata. La decorrenza dei termini per la prescrizione inizia da quando si reimpiega il denaro o si pongono in essere le altre condotte descritte dalla disposizione a nulla rilevando la data della consumazione de reato presupposto. Con l’introduzione del nuovo reato il Legislatore ha voluto rafforzare un “sistema normativo” che, secondo il Dott. Francesco Greco Procuratore Capo della Repubblica, con specifico riguardo al  riciclaggio di denaro “è stato fallimentare, negli ultimi vent’anni abbiamo avuto solo una settantina di pronunce di merito della Cassazione sul reato di riciclaggio”, riguardanti per lo più “la rottamazione” di autoveicoli. “Negli ultimi venti anni non abbiamo avuto una seria normativa antiriciclaggio”.
 
La disposizione, pur caratterizzandosi per alcuni concetti chiave che fungono da elementi distintivi tra l’autoriciclaggio e gli altri due reati che lo precedono (riciclaggio e reimpiego), dovrà essere  riempita di contenuto da parte della giurisprudenza che avrà l’onere di perimetrarne il campo di azione evidenziando la “concretezza
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