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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 02/02/2017

All'indirizzo http://responsabilitadeglienti.diritto.it/docs/39017-la-criminalit-informatica?page=2

Autori: Giuseppe Dezzani - Studio Di.Fo.B., Paolo Dal Checco - Studio Di.Fo.B.

La criminalità informatica

La criminalità informatica

Pubblicato in Diritto penale il 02/02/2017

Autori

50496 Giuseppe Dezzani - Studio Di.Fo.B.
50497 Paolo Dal Checco - Studio Di.Fo.B.
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La criminalità informatica legge un telefono cellulare, uno strumento PDA o un dispositivo elettronico inserito in un impianto per la produzione industriale.
 
Nel medesimo articolo è contenuta anche la definizione di “dato informatico”, che descrive il concetto derivandolo dall’uso: “computer data means any representation of facts, information or concepts in a form suitable for processing in a computer system, including a program suitable to cause a computer system to perform a function”; tradotto letteralmente con la definizione: “qualunque rappresentazione di fatti, informazioni o concetti in forma idonea per l’elaborazione con un sistema informatico, incluso un programma in grado di consentire ad un sistema informatico di svolgere una funzione”.
 
In questo caso la definizione ha dovuto comprendere due argomenti, il dato in senso stretto ed i programmi. Entrambi sono memorizzati in forma digitale di byte all’interno di files ma con due funzioni ben differenti. I primi sono i dati dell’utente che sono generati e salvati attraverso l’uso di un applicativo. Per programma (o applicativo) s’intende il software. In questa definizione rientrano anche i sistemi operativi, driver, firmware ovvero tutti quei programmi anche di base che sono presenti su un elaboratore o apparato elettronico e necessari al loro funzionamento. La differenza tra i files di dati (o informazioni) e di programmi è che sono la rappresentazione digitale di un
documento (testo, immagine, archivio, ecc.) realizzato attraverso l’uso di un software. Normalmente ogni documento è contenuto in un singolo file. Il programma invece è un insieme di files, che sono richiamati gli uni dagli altri a seconda di comandi impartiti dall’utente, contenenti algoritmi in grado di eseguire funzioni.
 
L’art. 1 della Convenzione riveste un’importanza rilevante in quanto per la prima volta viene chiarita, in modo univoco ed accettato da tutti i Paesi europei che hanno ratificato il trattato, la definizione di un sistema informatico o telematico, di dato e di programma. Per schematizzare la struttura, il sistema informatico è un dispositivo hardware che “contiene” uno o più programmi - tra cui obbligatoriamente un sistema operativo - con cui si possono gestire i dati. Da questa espressione generale si comprende la ragione del diverso trattamento sanzionatorio: colpire un dato informatico non

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non significa impedire il funzionamento del sistema, colpire quest’ultimo significa impedire l’uso dell’intera struttura e di quanto in essa memorizzato. Di conseguenza deriva la necessità di differenziare, negli articoli del codice penale, gli illeciti che hanno come oggetto la struttura hardware rispetto a quelli relativi ai files (che siano questi contenitori di dati o di programmi).
 
Il d.lgs. 231/2001, com’è noto, introduce per la prima volta nel nostro ordinamento la punibilità di enti collettivi in quanto tali, sia dotati che non di personalità giuridica, per reati commessi nel loro interesse o a loro vantaggio da apicali e sottoposti che operano nella loro struttura. La legge 48/2008 inserisce tra questi i reati derivanti da delitti informatici. In particolare i crimini informatici sono suddivisi in tre gruppi, elencati all’art. 24-bis, commi 1, 2 e 3, attribuendo diversi livelli sanzionatori a livello pecuniario e - comma 4 - diverse applicazioni dell’art. 9 per le sanzioni interdittive, arrivando anche all’interdizione dell’attività aziendale.
 
In termini prettamente informatici, gli articoli del codice penale previsti nel comma 1 dell’art. 24-bis d.lgs. 231/2001 hanno come fattore comune il “danneggiamento informatico”. Sono sanzionati con una pena pecuniaria da cento a cinquecento quote e con le sanzioni interdittive previste dall’art. 9, comma 2, lett. a), b) ed e), d.lgs. 231/2001 i reati che portano all’interruzione del funzionamento di un sistema informatico o al danneggiamento del software (sia sotto forma di programma che di dato).
 
Si parla di danneggiamento informatico quando, considerando sia la componente hardware che quella software, anche separatamente, interviene una modifica tale da impedirne il funzionamento, anche solo parziale. Come anticipato, la nuova legislazione ha suddiviso i reati in funzione che si abbiano come oggetto della tutela la parte fisica del computer, l’hardware appunto, oppure la parte logica, ovvero
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